La spada

Prima di definire ‘’la spada’’ è necessario conoscere la fabbricazione delle armi quattrocentesche in Italia. Va detto anzitutto che la produzione delle armi così come le armature italiane avveniva con una esasperata parcellizzazione del lavoro. C’era un mercante-armaiolo, o una ‘’società finanziaria oltre che produttiva, sovente in accomandita, che assumeva una determinata commessa; il lavoro veniva poi distribuito anche tra più botteghe, per far fronte all’impegno, e in ogni caso esso finiva per fare capo a più specialisti che operavano agli ordini di un armaiolo, talora anche nella sua stessa bottega.

A parte i lavoratori molto abili addetti a fasi produttive anche delicate, ma ritenute preparatorie e, o di sola finitura, e i semplici apprendisti, ogni maestro siglava con la propria marca i pezzi da lui fatti (e vi erano specialisti per i copricapi, per i busti, per le difese degli arti superiori, per quelle degli arti inferiori, per le protezioni di maglia, e così via).

Tra le spade custodite in sala costumi del Rione Giallo, vi è una spada a lama lunga 73 cm x 3 con elsa ritorta di 18 cm.

Spada a una mano La spada a una mano o spada da inserimento (talvolta chiamata spada da cavaliere o sola croce) ove il periodo di uso riveste circa 3 secoli dall’ XI al XIV (1350), divenendo sempre più rara fino al XVI. Normalmente questa spada era usata con lo scudo, ma nei dipinti e negli archivi, sono documentati utilizzi senza scudo, la mano libera poteva essere a questo punto come presa, o mano disarmante, lo scontro infatti era molto fisico. Generalmente la tecnica più efficace di utilizzo era l’inserimento nelle feritoie dell’armatura per un’efficacie conclusione del duello, tecnica non utilizzabile nella rievocazione storica, ma delle quali è facile dedurre l’utilizzo sul campo di battaglia. Esistono tuttavia delle spade progettate per un maggior uso di taglio piuttosto che di punta, utile per il fine di cui sopra. Dall’analisi delle armi originali a partire dalla lunghezza di 76 cm. del XII secolo si dividono 2 scuole di pensiero e dunque di tecniche di combattimento, in cui le spade si sviluppano raggiungendo forme più tozze o più slanciate a seconda della necessità di penetrare o “tagliare” le armature sempre più evolute, difatti la cotta di maglia era molto difficile da aprire a maggior ragione le piastre che seguiranno.  Le seconde aprono lo sviluppo della spada lunga originariamente a una mano e mezza.

È errato considerare spade e spadone identiche, sarebbe come definire identiche una pistola e un fucile o un mitragliatore moderni. La spada era il simbolo di potere, non si separava mai da chi la possedeva ancora meno nei momenti pubblici, così si evince anche nei dipinti, che adornano le chiese come le miniature a noi giunte.

Domenico Tamburrano

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