Il corteo storico
“In nomine Domini. Anno Domini millesimo quadringentesimo septuagesimo primo, indictione quarta, die vero vigesimo sexto mensis augusti, in civitate Faentie…”
Così comincia il testo redatto dal notaio Moncini che descrive il corteo del matrimonio, in Faenza, di Carlo II Manfredi con Costanza Varano da Camerino.
Da questa descrizione prende origine il cuore del corteo storico del rione giallo.
Come si conviene in queste occasioni sfilano le migliori rappresentanze della casata: dal Priore del Rione al Visconte di Val d’Amone. Ognuno sfoggia le migliori livree e fieri incedono con passo lento nelle loro armature.
Si susseguono le insegne di corte, le guardie nobili ed i soldati armati di spade, archi, picche, alabarde…
Annunciato da un paggio che porta il caprone, cimelio dei Manfredi, i giovani sposi sui cavalli trasudano lo sfarzo regale, vestiti di velluto e con mantelli ricamati a mano.
Non mancano dignitari, notaio e connestabile. Chiude il corteo un manipolo di soldati mercenari, capeggiati dal loro Capitano, in montura da parata.
Si va tutti al campo a disputare la contesa di San Pietro e, annunciato da chiarine e tamburi, il cavaliere di porta Ponte, in sella al suo destriero, incede fiero in testa al corteo, pronto a spezzare la lancia sul Niballo.
Difende i colori, le insegne, le genti di Porta Ponte, nel confronto con le rappresentanza di altre parti della città.
Archivio fotografico a cura di Paride Ceroni
