Gli sbandieratori

Le chiarine e i tamburi li annunciano, ma da sempre sono gli sbandieratori i veri protagonisti della piazza.

Ogni volta che volteggiano i nostri colori, ogni volta che si alza una bandiera in cielo, il respiro ed il tempo rallentano in un time lapse che sembra infinito. E la domanda, dopo lunghi minuti senza un solo errore e con il cuore in gola è sempre quella: “…ma l’esercizio non è ancora finito?”.

Le nostre bandiere, con i loro colori ci rappresentano anche metaforicamente. I loro colori sono i nostri legami e la nostra passione, il loro volteggiare ed incrociarsi è il nostro vivere con e tra gli altri, il loro saper rimanere tra le mani di un alfiere sono i nostri successi contrapposti ai nostri fallimenti rappresentati dal “finire a terra”.
E’ difficile pensare alle bandiere come meri “oggetti sportivi”, alla stregua di clavette o nastri colorati.
Anzi, per quasi tutti noi che abbiamo un cuore dipinto di un giallo indelebile è praticamente impossibile.

Cenni storici.     la bandiera

     La bandiera per definizione è riconosciuta come un drappo di stoffa o di altro materiale raffigurante uno o più colori o effigi araldiche; di norma è issata su un’asta o su una corda, ed è individuata nella storia come emblema o mezzo di segnalazione. Rappresenta infatti simbolicamente uno Stato, una Comunità Regionale, Linguistica o Etnica ma più generalmente è riconosciuta come un simbolo di un insieme di persone unite da uno spirito e da un intento comune.

Non è possibile individuare con precisione quando la bandiera entra ufficialmente nella storia; alcune fonti infatti la conducono addirittura alle Crociate, tuttavia però l’uso delle stesse non era abbinato al gioco-movimento della bandiera bensì ad un uso prettamente etnico. Il gioco della bandiera però ha le sue prime documentazioni nel medioevo e nel rinascimento Italiano, infatti la bandiera veniva sventolata durante le manovre militari, con lo scopo di segnalare, anche a lunghe distanze, movimenti prestabiliti destinati alle truppe durante la battaglia. Questo movimento definito “gioco” è accostato alla figura dell’Alfiere, che era il militare designato ad effettuare proprio questi movimenti. Le bandiere poi, venivano ampiamente utilizzate, durante i periodi di sosta dalla battaglia, nelle parate, qui l’alfiere faceva roteare e volteggiare i vessilli; è proprio da questo “volteggiare” che nasce il gioco della bandiera, ampiamente narrato da Francesco Ferdinando Alfieri nel suo testo “La Bandiera” del 1638. In questo testo infatti sono presenti tutti i principali movimenti della moderna “Sbandierata”. Nel tasto dell’Alfieri sono presenti anche numerose illustrazioni.

…e gli sbandieratori.

      Gli sbandieratori nacquero alla fine del XIV secolo come “segnalatori” durante il periodo di guerra. La presenza della bandiera tra le truppe comunali era il segno dell’orgoglio cittadino ed esprimeva un’esigenza tattica, come punto di riferimento durante il combattimento. Gli sbandieratori, infatti,
servivano per comunicare con i reparti attraverso lanci e sventolii dei vessilli, indicando, in questo modo, l’attimo più propizio per l’attacco, i movimenti da effettuare con le truppe e le fasi salienti della battaglia, secondo un codice ben preciso. Il telo della bandiera era realizzato con una striscia di stoffa o di pelle in diversi e molteplici colori, in modo tale che gli sbandieratori potessero essere riconosciuti dalle proprie truppe.
Il maneggio delle bandiere era affidato a bravi militi che avevano il compito di difendere le proprie insegne sino alla morte. Dovevano essere fedeli, discreti ed ingegnosi oltre che istruiti in diverse lingue per comunicare coi nemici sul campo di battaglia. Se i nemici catturavano uno sbandieratore, questi, nonostante violenze e torture, non doveva assolutamente rivelare i segreti e i segnali che gelosamente custodiva.
Nelle accademie militari e nei collegi di educazione militare veniva insegnata “l’arte di sventolar la bandiera”, poiché i Signori d’Italia vedevano in questo un nucleo di difensori utili al mantenimento del proprio principato. In seguito, nel Seicento, presso le corti dei grandi Principi italiani era frequente l’esercitare dei giochi di bandiere in modo da intrattenere i cavalieri e le dame.
Se l’alfiere, sebbene giovane e forte, può essere sopraffatto, la bandiera deve essere salva.

Di tutto questo oggi e rimasto l’aspetto estetico e lo spettacolo che determinano un’atmosfera di festa: uno sventolio preciso e multicolore scandito dai tempi indicati dai tamburi e dalle chiarine.
Esistono, in Italia, moltissimi gruppi di sbandieratori attivi, che usano la bandiera secondo differenti scuole. Le esibizioni in seno alle due maggiori federazioni (Federazione Italiana Sbandieratori e Lega Italiana Sbandieratori) sono prettamente di tipo tecnico/sportivo, grande importanza è data alla tecnica e il tutto è accompagnato dal suono dei musici (tamburi e chiarine).
Le due federazioni si occupano anche dell’ organizzazione dei campionati italiani di bandiera che ogni anno si svolgono in differenti località.

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