1513 – La morte di Cassandra Pavoni



Cassandra Pavoni, figlia del notaio Tommaso Pavoni, attivo presso la corte degli Estensi di Ferrara, conobbe e si innamorò di Galeotto in occasione dell’esilio di quest’ultimo nella sua città. A seguito della presa di potere da parte di Galeotto, che nel dicembre del 1477 assunse il ruolo di Signore di Faenza, nei primi mesi dell’anno successivo Cassandra si trasferì a Faenza. Quando, nel 1480, Galeotto iniziò a cercare per ragioni di stato una moglie di nobile lignaggio e con una ricca dote, Cassandra, spinta dagli eventi, decise di entrare nel convento di San Maglorio, promettendo di farsi suora.

L’amicizia tra Galeotto e Lorenzo il Magnifico fruttò, nel 1481, la procura matrimoniale con Francesca, figlia di Giovanni II Bentivoglio, Signore di Bologna. Il 25 gennaio 1482 Francesca partì da Bologna con uno sfarzoso corteo per raggiungere Faenza e unirsi in matrimonio con Galeotto, dal quale, nel gennaio del 1485, nacque un figlio cui venne dato il nome del nonno paterno: Astorgio.

Quando Cassandra entrò nel convento di San Maglorio con il nome di Benedetta, ne era badessa suor Andrea Maglori (del fu Pietro della Ganga), e vi risiedevano altre due consorelle: suor Giacoma (del fu Giacomo Agresti), che ricopriva il ruolo di cameraria (economa), e suor Maddalena (del fu Marco Marchetti). (Nota: suor Giacoma diventerà badessa nel 1496 e suor Maddalena priora nel 1505.)

Non si può parlare delle due suore e di Cassandra senza citare un personaggio esterno fortemente legato a loro: il pittore Gaspare Scaletti. Inizialmente legato a Cassandra per diverse commissioni affidategli dal figlio Scipione Manfredi, dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1493, divenne procuratore degli interessi della stessa Cassandra.

La dote di Cassandra, dono di Galeotto, comprendeva il podere de “La Castellina”, i cui proventi nel 1499 erano dichiarati superiori alle 475 lire, oltre ad altri terreni, come confermato da vari atti notarili nei quali, con il consenso della Pavoni, il convento vendeva o scambiava proprietà.

Gaspare Scaletti – ritratto di suora (comunemente attribuito alla figura di suor Bendetta/Cassandra Pavoni)

È logico pensare che il rapporto tra Cassandra e suor Giacoma, prima economa e poi badessa, si fosse evoluto da una semplice collaborazione a una profonda amicizia, anche in virtù del patrimonio da amministrare. Un regesto dell’Archivio Storico di Camaldoli riporta:
1497-98-99 e 1500 – D. Benedetta, abbadessa di S. Maglorio, fa dipingere da M° Biagio fiorentino la tavola dell’altare.” L’opera, di Biagio D’Antonio, è oggi nella Pinacoteca Comunale di Faenza ed è nota come Pala Camaldolese”.

Alla lettura del documento sopra, sorge spontanea la domanda se l’amanuense avesse erroneamente indicato Benedetta come badessa o se, ciò che potrebbe apparire come una svista, fosse in realtà un riconoscimento esplicito del suo ruolo di vicaria, in caso di assenza o indisposizione della badessa Giacoma Agresti.

Tornando alla figura del pittore Gaspare Scaletti e al suo importante ruolo, è doveroso ricordare che, all’inizio del Cinquecento, in occasione dell’ampliamento del monastero e della realizzazione del nuovo refettorio, la badessa Giacoma gli commissionò la decorazione dello stesso. Tra le opere, un San Maglorio, oggi conservato al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, e un ritratto di una suora – andato prima deteriorato e poi distrutto durante la Seconda guerra mondiale – comunemente attribuito alla figura di suor Benedetta.

Indizio, o prova del forte legame tra il pittore e la Pavoni rimane il fatto che egli diede il nome di “Benedetta” alla sua ultima figlia.

Altra nota degna di menzione, al fine di avere un quadro il più completo possibile delle relazioni e del momento, è che in quel periodo viveva nel monastero anche tal suor Anna (al secolo Lucia), figlia di Altichiero, biscugino di Gaspare Scaletti.

Il 21 marzo 1507 Cassandra professò ufficialmente i voti monastici, lasciando la sua abitazione privata nel convento per una cella. Due anni prima, la badessa Giacoma aveva nominato priora suor Maddalena, forse con l’intento di “proteggere” suor Benedetta, che sicuramente non godeva della simpatia di molte consorelle, invidiose della sua posizione privilegiata e provenienti da famiglie patrizie faentine quali i Tonduzzi, i Cittadini, i Piccinini, i Bertoni, i Moni, i Laderchi, i Panzavolta e gli Ordelaffi.

A conferma della sua condizione privilegiata nel convento, ecco alcune frasi tratte da una lettera del generale dell’Ordine Camaldolese, Pietro Delfino, inviata a Cassandra nel 1499, in vista della sua professione monacale:

“Le sono concessi tutti i suoi beni mobili, di cui potrà godere in futuro.”
“Rimangono al convento i proventi del podere di sua proprietà per il suo mantenimento.”
“Di detti proventi Cassandra potrà elargire al figlio Giovanni Evangelista la somma di 475 lire.”
“Potrà avere una donna al suo servizio, considerata la sua malattia.”

L’atto fu rogato nelle case del convento di San Maglorio, nella stanza a pian terreno presso la porta di ferro rispondente alla chiesa del convento, nelle vicinanze della via pubblica.

Gli eventi sopra descritti ci conducono all’ultimo capitolo della vita di Cassandra, alias suor Benedetta: la sua morte.

Un documento del notaio Bartolomeo Torelli, datato 2 aprile 1513, testimonia che il convento possedeva terreni in varie zone del contado faentino. In tale atto, con il consenso del canonico Nicola Barbavara e del vicario vescovile don Martino Scardovi, le suore vendettero a Bartolomeo di Cristoforo, detto “del Gatto”, di Quartoregio, un terreno in scola Quartoregio denominato “Francelli”.   Alla stipula erano presenti ventitré suore, tra cui: la badessa Giacoma Agresti, la priora Maddalena Marchetti e suor Benedetta Pavoni.

Lastra tombale di Cassandra Pavoni, 1513, San Maglorio della Ganga, Faenza. “BENEDICTA HRIS/TI SPONSA OLIM T/HOME FERRARIE/NSIS DE PAVO/NIBUS SUB/HOC/SAXO/QUIESCIT/ MCCCCCXIII.”

Nel documento successivo, datato 23 dicembre 1513 e redatto dal notaio Ugolino Nicolucci, in cui si affitta una casa adiacente al monastero, le suore presenti erano ventiquattro. La nuova badessa era suor Cecilia Rossi, la priora suor Orsolina Grossi, e non vi era alcuna menzione di suor Benedetta, ovvero di Cassandra Pavoni.

Tra i due documenti intercorre un vuoto di dieci mesi. È certo quindi che il 2 aprile Cassandra fosse ancora viva ed è, oltre che logico, plausibile escludere che una moribonda potesse essere coinvolta in un atto di così scarsa rilevanza. Poiché la sua lapide riporta l’anno 1513 come data di morte, si può quindi ipotizzare che sia deceduta tra il 3 aprile e il 22 dicembre di quell’anno, in una data che, per mancanza di documenti, resta a tutt’oggi ignota.

Fatto singolare è la contemporanea scomparsa, nello stesso arco temporale, anche di suor Giacoma Agresti e di suor Maddalena Marchetti. Le congetture che possiamo fare sono molteplici: morirono anch’esse nello stesso periodo? Furono trasferite, per premio o per punizione, in un altro convento? O, in un’ancor più ardita ipotesi furono coinvolte e vittime di un complotto seguito alla morte di Cassandra, in un’epurazione e un cambiamento totale della guida del monastero di San Maglorio?

In attesa che qualche antico documento torni alla luce, restano alcune certezze e diversi dubbi, restano luci e ombre, rimangono domande alle quali, ancora oggi, non siamo in grado di dare risposte.

Ricerca storica a cura di Maurizio Sartoni

(traduzione testi: Lucio Donati – revisione testo: Massimiliano Panizzi)

Disegni su carta/china acquarellata di Romolo Liverani (1809-1872) relative al Monastero di San Maglorio (Biblioteca Comunale di Faenza)

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